giovedì 15 dicembre 2011

Fiducia sulla manovra, domani il voto



MILANO - Il governo porrà la questione di fiducia sulla manovra nel testo licenziato dalle Commissioni giovedì alle 10 alla Camera. E dopo ventiquattrore sarà votata dall'aula. Il voto finale sul decreto avverrà venerdì alle 19,30.
INTEMPERANZE - Quello di ieri mattina avrebbe dovuto essere un appuntamento di routine in cui Mario Monti presentava i risultati del Consiglio europeo. Le intemperanze della Lega lo hanno trasformato in uno scontro. E la seduta è stata sospesa. Mentre il premier spiegava che la manovra finanziaria del governo e i provvedimenti presi ci danno maggior credibilità in Europa, dai banchi sono arrivati strepiti e urla, che hanno interrotto più volte la relazione. A sedare gli animi è intervenuto il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha minacciato di sospendere la seduta. «Sospendere mentre parla il presidente del Consiglio - ha detto Schifani - non sarebbe un bel segnale, tanto più che il suo intervento è stato chiesto da molti gruppi parlamentari». Tornata la quiete in Aula, il premier ha ripreso il suo intervento. Ma solo per qualche minuto. Poi i leghisti tiravano fuori dei cartelli contro il governo (uno con la scritta «basta tasse», un altro con la scritta «non è una manovra, è una rapina») e continuavano a rumoreggiare. («Sei un pagliaccio» gridava il senatore del Carroccio Enrico Montani al presidente del Senato) , e alla fine la seduta viene sospesa, tanto da costringere Schifani a sospendere la seduta. Seduta poi ripresa dopo qualche minuto.
IL PRIMO INTERVENTO - «C'è stata una discussione nel Consiglio europeo sul ruolo degli eurobond e si è deciso di non far figurare il riferimento agli eurobond nelle conclusioni finali del summit, ma è stato deciso che nel rapporto che sarà presentato entro il 31 marzo sarà discusso e presentato il tema degli eurobond» aveva spiegato Monti fino a quando aveva potuto parlare. «Il problema - aveva sottolineato ancora il presidente del Consiglio - è che esisteva prima del Consiglio europeo e si è confermata una linea di divergenza in seno all'Unione. E' impossibile tracciare un confine, come vorrebbe la Germania, tra paesi totalmente virtuosi o peccaminosi, dopo che proprio Germania e Francia nel 2003 hanno delegittimato il patto di stabilità. La visione di molti Stati membri, tra cui la nostra, era differente: la credibilità della disciplina è un elemento essenziale», ma non basta, aveva rimarcato il presidente del Consiglio. «Abbiamo insistito - ha detto Monti - sull'importanza di avere meccanismi di disciplina, ma anche sull'importanza di dotare l'area Euro di dispositivi di intervento corroborati da mezzi finanziari per evitare il contagio tra Paesi». Roma si è mossa «per il potenziamento del fondo europeo di stabilità finanziaria».
DOPO LA SOSPENSIONE - «Uno dei modi per arrivare, non dico a "basta tasse" ma almeno a "meno tasse" è quello di estendere la fiscalità al mondo della finanza» ha poi aggiunto Monti riprendendo in Senato il discorso sugli esiti del Consiglio Ue dopo la sospensione della seduta e rivolgendosi agli esponenti della Lega che esponevano in precedenza i cartelli "basta tasse". L'Italia, ha aggiunto Monti, è «disposta a riconsiderare la posizione del precedente governo, che era contrario ad una tassazione sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax» spiegando che questo è anche un mezzo, in prospettiva, per arrivare ad una riduzione delle tasse sulle famiglie.
fonte: "Il Corriere della Sera"

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