martedì 21 febbraio 2012

Berlusconi: Monti realizzi le riforme

Silvio Berlusconi

Conosco bene la serietà e competenza di Monti, e gli sono al fianco con lealtà. In questo momento dobbiamo tutti lavorare nell’esclusivo interesse dell’Italia. Anzi, lo incoraggio a portare a termine il lavoro iniziato e ad affrontare senza esitazioni tutte le misure necessarie per liberarci dalle incrostazioni strutturali e burocratiche che ostacolano la crescita.
Ci troviamo in una situazione di emergenza in cui l’esecutivo deve dare prova ogni giorno di puntare ai risultati per i quali è nato e continua a essere votato. Ma grazie al sostegno della maggioranza e dell’opposizione, questo governo di tecnici deve anche mirare a realizzare quella riforma dell’architettura istituzionale indispensabile per la governabilità dell’Italia.

Monti si trova nella posizione ideale per realizzare le riforme che il mio esecutivo aveva avviato senza poterle portare a termine, anche per la riluttanza dei partner della nostra coalizione.
Spero che Monti riesca a rendere più flessibile il mercato del lavoro e a realizzare un’effettiva libertà di concorrenza per restituire competitività all’Italia. Potrà contare per le riforme sulla leale collaborazione del Pdl e mia personale. Della modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori se ne deve poter discutere. L’articolo 18 non può essere un tabù. A suo tempo noi proponemmo di modificarlo almeno per i nuovi assunti, ma la reazione, soprattutto dei sindacati, fu furibonda. Alla fine quest’idea e’ tornata. Produttività, crescita e occupazione, cosiìcome la fiducia dei mercati e degli investitori internazionali, dipendono in gran parte dalla riforma del nostro sistema di relazioni lavorative.

Da Monti mi aspetto pure che faccia sentire la voce dell’Italia in Europa con ancor maggiore forza e determinazione. Vede, ero nel giusto quando dicevo che le misure d’austerità non sarebbero bastate e bisognava cambiare le regole di questa Europa che é un’unione monetaria ma non politica, con una banca centrale priva degli strumenti di qualsiasi altra banca centrale come il battere moneta o essere prestatore di ultima istanza. Sono stato il primo a dire che bisognava investire per far ripartire le economie, e che gli investimenti infrastrutturali dovrebbero essere favoriti dall’emissione di bond europei.

Se mi sento tradito dal presidente Napolitano per aver appoggiato la candidatura di Monti a scapito del mio governo? Niente affatto. Sono stato io a scegliere di dimettermi e a fare un passo indietro pur avendo ancora la maggioranza nei due rami del Parlamento e senza che il mio governo fosse mai stato sfiduciato. L’ho fatto per senso di responsabilità e per senso dello Stato, per togliere pretesti a chi speculava sull’Italia.

Posto fisso? Monti voleva dire che nel mondo di oggi, più di ieri, l’obiettivo non può essere mai il posto di lavoro fisso, ma il lavoro in sé. Nessuno meglio di me può sposare questa tesi. Nella vita non mi sono mai fermato, né adagiato sui successi, ho sempre affrontato sfide nuove: costruzioni, televisione, sport, politica. Nelle mie aziende, del resto, ho sempre valorizzato i giovani. Monti non voleva certo elogiare il precariato.

La Lega vuol dimostrare la sua identità e ha una posizione diversa dalla nostra anche riguardo al governo nazionale. Questo non significa la fine della nostra alleanza.
In questi anni se un merito l’ho avuto è stato quello di riuscire a unire le diverse anime dei moderati italiani, dando così stabilità al sistema politico e provocando cambiamenti profondi nella stessa sinistra. Prima di me, gli esecutivi duravano in media undici mesi. Per il futuro, confido che con la Lega si possa avere una forte e leale collaborazione a tutti i livelli, com’è stato durante il governo da me presieduto e come continua a essere in molte amministrazioni locali. E mi auguro che anche Pier Ferdinando Casini e il suo partito, che è con noi in Europa nel Ppe, abbiano la saggezza di capire che in Italia i moderati sono la maggioranza, ma vincono solo se restano uniti.

I processi contro di me sono strumentali e gli italiani lo sanno, altrimenti non avrebbero continuato a votarmi. C’é stata ed é tuttora in corso una campagna di calunnia, di persecuzione giudiziaria e di diffamazione a livello internazionale nei miei confronti condotta per fini politici da una casta di magistrati ideologicamente orientati (che per fortuna sono solo una parte della magistratura italiana) e da organi d’informazione politicamente schierati che si sono fatti portavoce dell’opposizione e della stessa casta giudiziaria di estrema sinistra. E’ stato un danno più per l’Italia che non per me personalmente.
 

Mi presenterò per il Parlamento, ma non mi candiderò alla presidenza del Consiglio.  Il Pdl ha eletto all’unanimità come segretario un giovane bravissimo, Angelino Alfano, che ha 35 anni meno di me. Tutta la mia generazione deve fare un passo indietro e lasciare spazio ai più giovani. Io avrò un ruolo di padre fondatore. Darò il mio contributo alla campagna elettorale quando la parentesi del governo tecnico si chiuderà.

venerdì 17 febbraio 2012

Riforme costituzionali: «Entro tre settimane un testo condiviso, momento storico»

Alfano, Bersani e CasiniAlfano, Bersani e Casini
MILANO - Entro due al massimo tre settimane si potrebbe giungere a un testo condiviso tra Pdl, Pd e Terzo polo sulle riforme costituzionali. E' questo l'esito del vertice alla Camera tra Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini. Nel testo, frutto delle intese già raggiunte durante il lavoro preparatorio delle scorse settimane, si prevede la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, la sfiducia costruttiva, il potere di nomina e revoca dei ministri da parte del presidente del Consiglio, la riforma dell'articolo 117 della Costituzione.
TABELLA DI MARCIA - I tempi a cui stanno pensando i tre leader sono dunque rapidi, compatibilmente con la procedura di revisione costituzionale prevista dall'articolo 138 della Costituzione. Entro due-tre settimane si presenterà alle commissioni parlamentari un testo condiviso, entro l'estate ci sarà la prima lettura, in autunno la seconda lettura e nell'inverno, forse già a dicembre, la terza e quarta lettura. Questo almeno nelle intenzioni di Pdl, Pd e Terzo polo. Quanto alla legge elettorale, nell'ipotesi elaborata dai tre leader ci sarebbe da avviare la riforma subito dopo la prima lettura delle riforme costituzionali. Da più parti, infatti, è stata sottolineata la necessità di avviare prima le riforme istituzionali e solo dopo la riforma del sistema elettorale nazionale.
OTTIMISMO BIPARTISAN - «Ovviamente - ha spiegato Luciano Violante - la decisione sarà presa dalle conferenze dei capigruppo di Camera e Senato». «L'incontro - ha aggiunto parlando a Radio radicale Ferdinando Adornato - è servito a fare il punto su quel che si è fatto finora e per passare alla seconda fase, nella quale dovrebbe essere ultimato il lavoro fatto per poi passare in tempi rapidi all'iter concreto delle riforme». «Incrociando le dita - aggiunge Adornato nel confermare lo spirito positivo dell'incontro - dopo decenni è la prima volta che possono esserci riforme condivise, dopo anni di guerra civile c'è un clima nuovo, una svolta permessa dal clima politico che si è creato intorno al governo Monti».
ISTITUZIONI PIU' EFFICACI - «Sulle riforme andremo avanti perchè servono all'Italia - ha spiegato da parte sua il segretario del Pdl Alfano -pensiamo che il Paese abbia bisogno di istituzioni più efficaci, con riflessi più pronti per rispondere alle esigenze della crisi. Noi riteniamo che tutto si possa fare anche nel corso di questa legislatura, prima che il governo compia il proprio compito». Quanto al tema della riforma elettorale ha chiarito: «La posizione del Pdl è nota: noi siamo per la democrazia trasparente. I cittadini devono sapere prima chi sarà il premier nel caso in cui vinca l'una o l'altra coalizione».

fonte: "Il Corriere della Sera"

martedì 14 febbraio 2012

Roma 2020, il governo dice no. Monti: «Non possiamo correre rischi»

Monti: «No all'Olimpiade di Roma»
ROMA - L’Olimpiade del 2020 non si farà a Roma. Dopo un’attenta valutazione dei costi e dei benefici legati all’operazione nel suo complesso, il premier Mario Monti ha deciso che non esistono le condizioni perché il governo offra le garanzie dello Stato alla candidatura per i Giochi. Non arriva, dunque, la firma sulla lettera con le garanzie richieste dal Cio da presentare entro il 15 febbraio. Il presidente del Consiglio ha incontrato il presidente del Comitato organizzatore, Mario Pescante, il presidente del Coni, Petrucci e il sindaco di Roma, Alemanno, ufficializzando una decisione che era già nell’aria da tempo. La lettera con le garanzie richieste dal Cio doveva essere consegnata entro mercoledì.
Monti e AlemannoMonti e Alemanno
ALEMANNO - «L’esito è stato negativo», ha detto sconsolato il sindaco Alemanno all'uscita dall'incontro a Palazzo Chigi. Sconsolato ma anche deciso a dare un segno politico alla bocciatura delle chances olimpiche della capitale. Nel pomeriggio voci di dimissioni si erano fatte insistenti mentre il verdetto» diventava ufficiale e le agenzie lo diffondevano, ma Alemanno ha smentito seccamente: «Mi spiace deludere gli oppositori. Non mi dimetto».
TROPPE INCOGNITE - Ha prevalso la considerazione che l’Italia non può permettersi un’avventura con troppe incognite e con costi non chiari. Pur sottolineando la sua ammirazione per un progetto che merita elogi (elogi rivolti in particolare ai vertici del comitato promotore: «A Gianni Letta, Mario Pescante, Gianni Alemanno e Gianni Petrucci»), il presidente del Consiglio ha spiegato: «Il Comitato olimpico internazionale richiede al governo del Paese ospitante i Giochi una lettera di garanzia finanziaria... tra le altre cose il governo del Paese ospitante deve farsi carico di ogni eventuale deficit della manifestazione». E ha sottolineato: «Non possiamo correre rischi».

«RIENTRO DAL DEBITO» - Tutti i ministri, ha poi spiegato Monti, hanno partecipato alla discussione sul tema e «siamo arrivati alla conclusione unanime che il governo non si sente - nelle attuali condizioni dell'Italia - di assumere questi impegni di garanzia». Monti ha parlato poi delle Olimpiadi a Roma come di una «operazione che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti, proprio mentre siamo sottoposti nei prossimi vent'anni ad un'operazione di rientro dal debito, operazione condivisa e accettata in sede europea dal precedente governo».
Il logo delle Olimpiadi di Roma 2020Il logo delle Olimpiadi di Roma 2020
«GIA' CHIESTI SACRIFICI AGLI ITALIANI» - Il governo, ha ricordato quindi Monti, «ha dovuto chiedere sacrifici importanti a larghe fasce della popolazione italiana». Ma le turbolenze che ancora interessano l'economia non consentono ancora di prescindere da questa difficile situazione finanziaria: «Dobbiamo responsabilmente guidare l'Italia - ha detto il premier -. In questo senso, non ci sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare sull'Italia in misura imprevedibile nei prossimi anni».
L'ESEMPIO DI ATENE - La crisi economica, il caso di Atene 2004 e i costi raddoppiati per l’Olimpiade che si svolgerà a Londra (27 luglio-12 agosto 2012) sono stati decisivi nel convincere il premier ad un no comunque doloroso, perché Monti è il primo a sapere che l’organizzazione di un’Olimpiade può rappresentare una grande occasione di sviluppo. Ma non in questo momento e non a queste condizioni. La mancata firma della lettera di impegno economico da consegnare al Cio fa decadere la candidatura. Annunciate una conferenza stampa del Comitato Olimpico Nazionale Italiano con Gianni Petrucci nel pomeriggio e una del sindaco Alemanno alle 18.

CHI RIMANE - Restano in corsa Madrid, Tokyo, Istanbul, Doha e Baku. La scelta verrà fatta a Buenos Aires il 7 settembre 2013.
I commenti alla possibile bocciatura si erano già fatti negativi a metà giornata. Si capiva che nell'aria c'era il no dopo le prime indiscrezioni. «Ora andremo da Monti... - diceva il presidente del comitato promotore, Mario Pescante - ma tanto già lo sappiamo che non ha intenzione di firmare nulla. È una battaglia già persa. Sono sei mesi che spero, sono un po' stanco. Se arrivasse un no? La decisione va accettata ma avrei qualche recriminazione».
Gianni Petrucci lascia Palazzo Chigi dopo il no (Jpeg)Gianni Petrucci lascia Palazzo Chigi dopo il no (Jpeg)
SERVIVA PIU' RISPETTO - E la decisione è stata accettata, ma a denti stretti. Dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, così come dal presidente del Coni. Gianni Petrucci durante la conferenza stampa nel Salone d'Onore del Coni ha commentato: «Serviva più rispetto. Ci sono rimasto molto male». L'annuncio, a 24 ore dalla scadenza fissata dal Cio lo ha amareggiato: «Al presidente del Consiglio l'ho detto - ha spiegato Petrucci -: siamo arrivati all'ultimo giorno, mi ero illuso». Poi ha concluso: «Monti a noi ha detto che il progetto era perfetto. Lo sport italiano non deve rimproverarsi nulla».

fonte: "Il Corriere della Sera"

venerdì 10 febbraio 2012

10 Febbraio. In ricordo del massacro delle Foibe


«
 La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero. »(legge 30 marzo 2004 n. 92)